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Comunicato finale degli Stati Generali dell'Innovazione

COMUNICATO FINALE

Venerdì 25 e sabato 26 novembre, in due giorni di intenso lavoro, gli Stati Generali dell’Innovazione (SGI), una iniziativa alla quale hanno aderito oltre cento associazioni, aziende e organizzazioni no-profit, hanno effettuato la prima tappa della “roadmap per l’innovazione dell’Italia” proponendo un confronto tra i “tre stati” (politica e amministrazioni, imprese e università, terzo settore) sul tema dell’innovazione come strada obbligata per far uscire dalla crisi il sistema Paese.

Decine di rappresentanti delle forze politiche, del mondo delle imprese, dei soggetti intermedi e degli operatori si sono succeduti sul palco e hanno partecipato ad Open Talk discutendo delle proposte sui quattro temi valutati fondamentali per un piano strategico nazionale per l’innovazione:

  1. creatività e conoscenza condivisa

  2. inclusione digitale

  3. innovazione per lo sviluppo

  4. open government

Su questi temi sono stati approntati programmi organici di azioni concrete sulle quali gli SGI lavoreranno nei prossimi mesi.

La prima azione immediata con la quale gli SGI si pongono a disposizione del Governo Monti è la predisposizione di un “pacchetto contro lo spread digitale” in otto punti che permetta il rilancio del settore, tramite anche l’attivazione delle forze vitali e innovative che sono già presenti nel Paese, ma che non riescono ancora a presentarsi come un sistema organico di innovazione.

Le proposte descrivono come: 

1.      Porre le condizioni per una nuova cultura dell’innovazione
Creare le condizioni per lo sviluppo di una cultura dell’innovazione, sia attraverso l’applicazione di nuovi modelli educativi, basati sul ”social learning”, e della ”peer education” in tutti i percorsi formativi (scuola, formazione professionale, università, formazione continua), sia attraverso la ricerca tecnologica applicata alle nuove produzioni culturali, promuovendo nuovi modelli distributivi nella liberalizzazione della conoscenza. Si propone un intervento in RAI, in quanto servizio pubblico, per creare fasce di programmazione sull’innovazione in tutti gli ambiti e sulle culture digitali. 

2.      Perseguire il modello delle smart cities
Interpretare le politiche innovative relative alle smart cities come opportunità per coniugare una nuova progettazione dello spazio pubblico sia con lo sviluppo della banda larga sia con l’invenzione di nuovi format partecipativi, per favorire l’interazione tra il web e le realtà sociali che agiscono nel territorio.

3.      Promuovere il federalismo digitale
Privilegiare il comune come motore di un processo innovativo a rete sia nel campo della digitalizzazione che in quello della diversificazione energetica, valorizzando l’Agenda Digitale Locale come strumento di empowerment dei comuni piccoli e medi.

4.     Usare la sussidiarietà operativa
Organizzazione di modelli locali che integrino la capacità collaborativa della rete per organizzare e gestire servizi al cittadino. A tal fine è prioritaria, sulla base di una convergenza fra ente locale e terzo settore, l’istituzione in ogni comune di un piano regolatore dell’innovazione e della connettività, l’allestimento di conferenze dei servizi digitali nei municipi dei piccoli e medi comuni, e la sistematizzazione della condivisione e dell’integrazione delle esperienze e delle buone pratiche di informazione, supporto e sensibilizzazione per le fasce sociali a maggior rischio di ritardo e esclusione. 

5.      Mettere in rete la filiera dell’innovazione
Mettere in rete l’intera filiera dell’ Innovazione -Università, Impresa, Credito, Territorio- è la misura chiave per rendere possibile una politica economica centrata sull’ innovazione come motore della crescita e dello sviluppo del nostro paese. 

6.      Lanciare una call per l’innovazione digitale che promuova la competitività del made in Italy e delle PMI
Una call per la riqualificazione dell’industria italiana dell’ ICT e per favorire l’iniezione di tecnologie digitali e di nuove tecnologie per aprire i mercati internazionali alle nostre PMI e per accrescere la competitività delle filiere forti del Made in Italy. 

7.      Rilanciare il percorso verso l’Open Government
L’approccio “open” vuole una PA che sia costruita come una rete di amministrazioni interconnesse e interoperanti. Le tecnologie della rete permettono ora alla PA una nuova organizzazione e abilitano le grandi operazioni di open data, g-cloud, PA 2.0 che sono insieme un obiettivo di apertura, partecipazione e democrazia e uno strumento di efficienza, efficacia, risparmio di risorse. L’uso del software libero/open source si situa come tappa importante di questo percorso di apertura. 

8.      Rendere pubblici i dati della PA in formato aperto
Una strategia coerente di open data deve garantire: l’uso pubblico dei database di interesse nazionale con una particolare attenzione ai dati territoriali; una sanatoria che consideri tutti i dati che le PA hanno sino ad ora pubblicato come “open bydefault” e quindi soggette alla Italian Open Data Licence (IODL).

E’ in corso di definizione la struttura territoriale attraverso cui l’associazione che promuove gli SGI renderà più capillare la propria capacità di intervento e monitoraggio sul territorio.

 
ICT e digital divide: secondo l'Istat
riprendiamo un articolo da www.key4biz.it
     ....oltre la metà dei cittadini usa il Pc ma l'Italia resta in coda nella Ue per banda larga

 

Il 95% delle famiglie posseggono la Tv, il 95,6% i cellulari e l'89,5% il computer. La connessione a banda larga resta stabile al 43,4%.

Gli 'aspetti della vita quotidiana' delle famiglie italiane, la disponibilità e l'utilizzo individuale delle nuove tecnologie, le attività svolte con internet e la sicurezza informatica, sono stati i riferimenti Istat per compiere, su un campione di 19 mila famiglie - pari ad un totale di 48 mila individui - le indagini multiscopo 2010.

 

Tra i principali risultati, quelli che più saltano agli occhi sono senza dubbio la crescita, rispetto al 2009, della quota delle famiglie che possiede il personal computer, l'accesso ad internet e la disponibilità di una connessione a banda larga. Secondo i dati Istat, infatti, nel primo caso, passano da 54,3% a 57,6% le famiglie italiane che posseggono un a Pc, così come salgono rispettivamente al 52,4%  e al 43,% (rispetto al 47,3% e 34,4% del 2009) gli altri due parametri presi in esame.


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