Perché un Manifesto per l’Innovazione?
La sensazione che sia indispensabile ripartire, per chiudere al più presto fuori dalla porta i brutti ricordi di un lungo periodo di crisi economica, è forte e ormai generalizzata.
Ma c’è anche un’altra sensazione, che segue la prima sottotraccia e non sempre è chiaramente distinguibile: è la consapevolezza che non basta chiudere la porta a doppia mandata e riprendere la strada dove la si era lasciata. Perchè questa crisi ha scoperchiato quello che tutti sapevamo ma che preferivamo non vedere: la vecchia e lustra parabola della dolce vita made in Italy ha raggiunto il punto di flesso, di non ritorno. Quella stessa parabola che ci ha permesso finora di “vivere di rendita”, di restare ancorati a logiche superate senza investire nel futuro, di seguire un tenore di vita pari a quello dei maggiori Paesi sviluppati senza sostenerci con strutture altrettanto sviluppate, ora ha cominciato a flettere verso il basso. E su questa traiettoria in declino non è più possibile contare.
E’, a ben vedere, una criticità che tocca in primis la dimensione culturale, che parla linguaggi obsoleti e tocca meccanismi profondi, come l’avversione innata al cambiamento e l’ancoraggio al passato piuttosto che il lancio al futuro.
E’ il linguaggio del digital divide, per cui l’Innovazione non è percepita come un investimento strategico per il business ancora da enormi sacche di imprenditori in tutto il territorio; e per cui quasi il 30% delle micro imprese non ha nemmeno un PC per la semplice ragione che non ne vedono l’utilità. E’ il linguaggio del mercato del lavoro, che parla ancora di “salari” e di “industria”, come se non si sapesse che siamo ormai un’economia del Terziario, costituita per la stragrande maggioranza da micro e piccole imprese che producono servizi. E’ il linguaggio della burocrazia, il Grande Elefante che sembra esistere unicamente per ostacolare l’attività delle nostre aziende. Ed infine, è il linguaggio della Politica, che non ha ancora un vero piano strategico nazionale di sviluppo dell’Innovazione, che preveda finanziamenti strutturali per le imprese, azioni capillari di formazione e sensibilizzazione, ampliamento delle infrastrutture tecnologiche, politiche di sviluppo delle filiere attraverso l’ICT, in definitiva governance del cambiamento.
Questa crisi ha messo al centro della riflessione globale il tema della Global Networked Society, cioè dell’interconnessione a matrice dei sistemi socio-economici, di cui il web – e le tecnologie che su quella piattaforma si sviluppano – sono l’elemento comune.
Vincere o perdere, nella nuova arena competitiva, dipende allora dalla capacità delle singole realtà – individui, aziende, Stati – di essere “update” in un contesto di estremo e continuo cambiamento: la variabile che acquisisce un’importanza senza precedenti è la velocità.